18 luglio 2016

LE CONCESSIONI DEMANIALI VANNO MESSE A GARA

LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA BOCCIA IL RINNOVO AUTOMATICO DELLE CONCESSIONI DEMANIALI

Attesa dagli operatori del settore, la decisione mette fine al regime dei rinnovi automatici, giudicato in contrasto con il diritto comunitario: le spiagge dovranno andare a gara d'asta. In attesa di un riordino del settore, nel dl enti locali dovrebbe essere inserita una proroga.


Niente proroga automatica fino al 2020: le concessioni sulle spiagge italiane vanno messe a gara. La Corte di giustizia dell’Unione europea dà voce e corpo alla paura più grande dei balneari italiani: in una sentenza, attesissima dagli operatori della categoria, boccia il rinnovo automatico concesso dal governo italiano, e stabilisce che il rilascio di autorizzazioni relative allo sfruttamento economico del demanio marittimo e lacustre deve essere soggetto a una procedura di selezione tra i candidati. Non solo: le aste devono essere imparziali, trasparenti e adeguatamente pubblicizzate. 

La proroga automatica senza gara, adottata fino adesso dall’Italia (prima fino al 2012 e poi estesa fino al 2020), dunque, va contro il diritto dell’Unione. La sentenza riunisce due cause, che vedono opposti alcuni gestori di bagni a enti locali, in due regioni diverse e lontane. La prima è partita dalla Lombardia, precisamente da San Felice del Benaco, sul Lago di Garda. Qui Promoimpresa srl si è rivolta al Tar contro la decisione di pubblicare avvisi pubblici per nuove concessioni, presa dal Consorzio dei comuni locali. Copione simile in Sardegna, a Loiri-Porto San Paolo, a pochi chilometri da Olbia. Sia il tribunale amministrativo della Lombardia, sia quello della Sardegna, però, riconoscendo il conflitto tra la norma italiana e quella europea, hanno a loro volta sollevato una questione alla Corte Ue. Da qui la causa, che mirava a verificare la compatibilità della proroga con ciò che stabilisce il diritto comunitario. 

La decisione dei giudici di Lussemburgo è arrivata giovedì 14 luglio. E stabilisce che il diritto dell’Unione è contrario alla possibilità che le concessioni per l’esercizio delle attività turistico-ricreative nelle aree demaniali marittime e lacustri siano rinnovate di volta in volta in modo automatico, per anni, senza una valutazione dei possibili candidati. Perché questo metodo impedisce di effettuare una selezione imparziale e trasparente dei candidati alla gestione del servizio.

Nonostante la sentenza rischi ora di rivoluzionare la situazione sulle nostre spiagge, mettendo fine a gestioni pluridecennali, spesso tramandate di padre in figlio, la decisione non è arrivata come una doccia fredda. Era prevista e ricalca le conclusioni dell’avvocato generale del febbraio scorso. Già Maciej Szpunar, avvocato generale della Corte, aveva ritenuto legittimi e validi i dubbi del Tar, sottolineando come la direttiva europea del 2006, meglio conosciuta come direttiva Bolkestein che punta a liberare l’accesso al mercato, impedisse “alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre”. Il Governo però ha già pronta una sorta di soluzione-ponte. Dovrebbe essere contenuta nel dl Enti locali, con cui sarà introdotta un’altra proroga delle concessioni, fino a tutto il 2017, in attesa della riforma generale del comparto. (fonte)

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